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PICCOLI BIG BANG
Ogni nuova storia è un universo che nasce. Una scintilla che taglia la nebbia di una qualche ruminazione, che ti sorprende con le mani immerse nei piatti sporchi, o mentre stai lavorando a tutt'altro. Alcune sfavillano per poche pagine, quasi solo per ribadire il loro diritto ad apparire, senza troppe pretese; altre illuminano la notte per mesi dispiegandosi in mandala variopinti, simili a supernove.
Blog
INCONTRI CON UOMINI
EXTRA-ORDINARI
Micro-storie di, su, e con persone comuni conosciute nelle mie peregrinazioni per il mondo (con una punta di scanzonato sarcasmo)
TEATRO
COLPO
SECCO
Sceneggiatura di teatro comico dell'assurdo
menzione speciale al
premio pat - passi teatrali 2025
Colpo secco è un’opera di teatro dell’assurdo dalla comicità nera. L’intera azione si
svolge all’interno di un negozio di ferramenta, dove un Cliente entra in cerca di una corda con
cui impiccarsi. La sua semplice richiesta di una fune “robusta” si infrange contro il muro posto
dal Commesso, che comincia a sezionare il suo desiderio di suicidio con meticolosità
burocratica.
Il Cliente viene così inghiottito in un’odissea esistenziale fatta di improbabili
certificazioni e normative, misurazioni corporali, manuali su come farla finita, sessioni di
psicanalisi e consulenze per il necrologio perfetto. L'ingresso di un terzo personaggio, un Uomo
venuto a comprare un coltello con cui uccidere la moglie, amplifica la surrealtà della situazione
trasformando il negozio in un non-luogo a metà fra studio medico, confessionale e macabro
bazar.
Colpo secco è un’allegoria dell’economia capitalistica contemporanea come sistema
autoreferenziale, ossessionato dalla norma, che consuma, legittima e mercifica ogni pulsione
umana - anche il desiderio di fine. È una commedia nerissima, sempre in bilico fra il riso e il
tormento di un individuo “condannato a restare in vita”, una partita assurda fra impulso fatale
e ossessione per la forma; è un’indagine sull’invisibile violenza dei sistemi che regolano le
nostre vite e sulle beffe tragiche che la libertà incontra quando diventa materia da scontrino.
Linea Gialla è un’opera di teatro dell’assurdo dalle tinte farsesche, in atto unico, della durata
di circa 80-90 minuti. Essa rappresenta una dimensione peculiare del potere e del suo
esercizio: la burocrazia, e in particolare quel segmento apicale degli apparati burocratici
preposto all’interpretazione della volontà del “sovrano” e alla sua traduzione in azioni da
implementare, collocato fra la fonte decisionale e la struttura esecutiva.
Pensata con un’impostazione naturalistica, l’opera mette in scena l’assurdità di un gruppo di
funzionari al servizio del Gruppo Bilderberg che, nel loro essere ligi al proprio dovere di
burocrati quanto privi di coscienza propria, spinge l’attuazione dei comandi ricevuti fino alla
distruzione dell’intera specie umana, se stessi inclusi.
Linea Gialla è ispirata alle analisi esposte da Hannah Arendt in La banalità del Male e nello
specifico alla sua visione della macchina amministrativa nazista, composta di thoughtless
bureaucrats che implementarono la Soluzione Finale come fosse ordinaria amministrazione,
e pronta a divorare tutto, persino se stessa, pur di ottemperare alla follia del potere.
LINEA GIALLA
Sceneggiatura di teatro dell'assurdo
per la compagnia "teatro alternato"
SISIFO
FELICE
Sceneggiatura per la compagnia de
"L'intenzione del volo"
Ognuno ha la sua croce. Tranne Sisifo. Secondo il mito, gli dèi lo hanno condannato a spingere un macigno che puntualmente rotola giù dalla montagna, costringendolo a ricominciare: non c’è punizione peggiore dello sforzo inutile e senza speranza. Tutti noi siamo un po’ Sisifo, e abbiamo tutti lo stesso segreto: in fondo spingere sassi all’infinito un po’ ci piace. Ci dà uno scopo.
Albert Camus scriveva che «anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo», e dunque «bisogna immaginare Sisifo felice». Ma cosa vedremmo se ci fermassimo un attimo a guardarci intorno? Cosa diremmo degli altri Sisifo? E cosa succede quando il macigno di qualcun altro cade e ci rotola addosso?
Sisifo felice è un grande viaggio negli assurdi della nostra epoca con ironia, satira e profondità – dal nostro rapporto con l’aspetto fisico alle relazioni affettive, dal modo in cui definiamo la nostra identità a come viviamo il lavoro. Lo spettacolo si sviluppa attraverso una serie di “quadri”, ognuno dedicato a un personaggio con le sue fatiche e assurdità, alcune comiche, altre tragiche. Un’opera molto da ridere e un pochino da piangere, in cerca di una nuova felicità.
Nel 1971 Fabrizio De André pubblica Non al denaro non all’amore né al cielo. E’ un concept album tratto dall'antologia di Spoon River.
Attraverso epitaffi vengono raccontate le vite di diversi personaggi, dipingendo uno spaccato di una piccola comunità qualsiasi, con tutte le controversie e le contraddizioni che ben conosciamo.
Partendo dai brani ci siamo immaginati di essere il suonatore Jones, l'unico personaggio ad avere un nome e un articolo determinativo - forse l'unico che in qualche modo è sopravvissuto alla propria morte - che da dentro la sua lapide osserva il via vai di vivi che svolgono il rituale compito di onorare i loro morti.
Il nostro Jones perciò assiste i non-ancora-fisicamente-morti omaggiare goffamente i non-più-vivi, storcendo il naso di fronte a tutta la povertà umana a cui è costretto ad assistere.
In questo limbo di realismo onirico ci siamo divertiti ad accostare morte e vita, musica e parole, alti e bassi della cosa umana, in un connubio che prende la forma di un sogno incubo da cui per fortuna ci si risveglia liberi e consapevoli.












