Caffè turco
- 8 apr
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Aggiornamento: 7 mag
L'Erenler, un café conficcato nell'ombelico di Istanbul. Qui, nel cuore di una metropoli che ingrassa a suon di labbra ipertrofiche, trapianti di capelli e ingrandimenti indicibili, tutto è genuino.
Il posto è al tempo stesso interno ed esterno, a seconda di come si contano gli strati geologici di verande improvvisate, balconate, colonnati, chioschi, dehors e teli cerati che coprono questo cortile in ombra di minareto—che vale anch'essa come copertura.
L'Erenler è un luogo di tavoli arrugginiti con magnifiche ceramiche, sedie sottratte alle segrete di una scuola elementare abbandonata, e divani così intrisi di detriti umani che potrebbero fare un test del DNA. Tessuti e dipinti appesi alle pareti sono allineati obliquamente, come per la media di tutti i terremoti degli ultimi seicento anni. File di narghilè d'epoca godono la pensione dentro teche impolveriate. Il light designer ha abbinato con grazia lampade ottomane variopinte, applique in stile vittoriano e barre al neon prese da uno strip club. Le signore sono le benvenute; i pantaloni, comunque, la fanno da padroni.
Ci sono tre ragioni per venire in questo café: 1) evitare di stare a casa con tua moglie — e allora ti rintani qui a soffiare fumo e fare doomscrolling; 2) fumare con gli amici d'infanzia, chiacchierando di come incenerire il proprio TFR in borsa; 3) ammazzare il tempo mentre il tuo matrimonio fallito tenta il riavvio, nel caso in cui tua moglie sia venuta con te, e adesso siate lì a fare doomscrolling fianco a fianco.
All'Erenler funziona così: dopo essere entrati, oltre il corridoio con vista cimitero, c'è un tizio in gilet che ti lancia un'occhiataccia. È l'Uomo del Grano. Poi c'è uno sciame di uomini in giacca blu che ricordano i bidelli delle medie nel 1997, pronti ad aiutarti a dimenticare tua moglie. Non in quel senso, pervertiti.
Vuoi un narghilè? Lo portiamo subito. Il resto è gestito dalla giostra di camerieri che vagano tra i tavoli urlando il contenuto dei loro vassoi. Basta annuire languidi, e un bicchiere compare magicamente davanti a te. Sembra tutto gratis, ma l'unica via d'uscita è quella da cui sei entrato, e l'Uomo del Grano ha occhi e orecchie ovunque — perlopiù di clienti che hanno tentato di andar via senza pagare.
L'ingranaggio più rumoroso della macchina è Geppetto Quarantadenti, che urla le parole "soda-lemon soda" da quando è nato, seguite da qualche vocalizzo in ottomano. Ogni volta che passa ti lancia un sorriso dal di sopra del vassoio, un ghigno così luminoso che il lunedì sera fa il secondo lavoro come faro. Poi torna a urlare come un husky in preda agli spasmi.
Il secondo esemplare è Cacicchio a' Purpetta, per gli amici Radiofaro. Il passo pinguino, coniugato con una totale innaturalezza nel sorridere, rende il suo affetto una minaccia. Forse perché nel corso della serata è passato dal trasportare carboni a servire il tè — che in questo ecosistema equivale a venire degradato da nostromo a topo di sentina — o forse per via del vento che gli ha soffiato via la chioma, o più semplicemente per un flusso ininterrotto di sogni infranti.
Qualcosa barcolla sotto un porticato: è Caruso o' Sciupatiello, una promessa mancata sulla trentina. Diagnosi: fidanzata ninfomane, carenza di vitamine, bisogno disperato di un abbraccio. Lo hanno assegnato alle umili mansioni in attesa che torni tra i vivi.
La roba calda è gestita da due piromani, Tonino Ghignetto e Little Lerch. Il primo ha quel sorrisetto insopportabile che sembra triste eppure mostra abbastanza denti da far pensare il contrario, e occhi come un cefalo lasciato sul banco del pesce per una settimana. Le braccia sono eternamente piegate ad ali di pollo, le mani tenute in tasche cucite troppo in alto per qualsiasi uso concreto. Il secondo è la colonna vertebrale dell'intera operazione, il Prometeo che corre su e giù tutta la notte con una padella piena di braci ardenti. La leggenda narra che quando un carbone sul narghilè si spegne, Little Lerch lo avverte nella Forza.
Quinta colonna: Giovanni Statano e Bruno Villico, entrambi a quel punto della vita in cui il corpo ha accumulato abbastanza pancetta da qualificarsi per il club del bowling. Uomini di poche parole, forgiati nei fuochi di mille boccate. Villico porta l'aggeggio da fumo, Statno lo aggiusta quando smette di tirare. Ripara i narghilè come forse fa con le lucciole nei vicoli bui di Istanbul: le prende per il collo e stringe in senso orario.
La brigata del benessere è composta dal solo Gaspare il Bello, che sfoggia un baffo da birra nero come il cuore di sua madre. Jasper è sempre allegro e sorride a tutti in questo circo di uomini dalle facce lunghe e gli occhi a fessura — come se Per un pugno di dollari fosse appena uscito nelle sale ridefinendo gli standard di sex appeal maschile. A Jasper sono state affidate mansioni varie: a volte raccoglie i vuoti, altre volte porta fuori la spazzatura, controvoglia. È così gentile che, se lo chiedi con educazione, ti fa un balletto.
All'improvviso, un nuovo arrivo attraversa il cortile interno, godendosi l'ora d'aria dalle cucine: Settimino o' Spazzavuoti, nome in codice Gollum. È venuto a reclamare il suo tesoro: quindicimila chili di piatti e bicchieri sporchi da lavare. Gaspare stanotte gira su tre cilindri, e in cucina non ci sono più stoviglie.
L'aria ha raggiunto la saturazione completa di aroma di mela; è ora di andare.
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Ritorno all'Erenler, questa volta in pieno giorno. L'assenza del patriarcale Uomo del Grano all'ingresso ha sovvertito le gerarchie di questo sultanato post-ottomano: la monarchia assoluta della sera prima si è trasformata in una repubblica fondata sulla dipendenza dal tabacco.
L'ossatura gerontocratica dell'organizzazione è rimasta al suo posto, con una presa ancora più ferma di capelli grigi. Diversi ministri hanno conservato i loro incarichi: Geppetto Soda-Lemon Soda è ancora alla soda-lemon soda. Caruso o' Sciupatiello, inghiottito da una crepa nel pavimento mentre fuori rotolano le teste, rimane una promessa mancata. Little Lerch trascina ancora carboni dalle fucine di Efesto; Gaspare il Bello splende più del sole.
Nel rimpasto, Giovanni Statano è stato temporaneamente riassegnato alla logistica dei narghilè — temporaneamente perché i narghilè sono più alti di lui e lo hanno avvertito che, se ne rompe un terzo, lo scioglieranno nei fondi di caffè bollenti come hanno fatto con Tonino Ghignetto. Quanto a Radiofaro, si vocifera che sia fuggito in tempo e ora gestisca una giostra a Tbilisi.
Le redini finanziarie dell'operazione sono state saldamente afferrate dal Richelieu della vecchia guardia, Santuzzo Dolcesguardo, che ha i tratti di Liam Neeson quando muore di sepsi in Le Crociate. Santuzzo manovra la macchina con un sorriso paterno, offrendo parole gentili a tutti, segnando una svolta rispetto all'ancien régime. Nella sua ombra si annida Settimino o' Spazzavuoti: incollato a una sedia, dirige il traffico con una sigaretta in bocca, alzando a malapena un dito.
Per offrire al popolo l'immagine di un cambiamento radicale, la Repubblica ha cooptato un passante dal boulevard esterno. Böb Kelso è un micro-leviatano accigliato che sembra una rotoballa di stagnola presa a pugni. Böb incarna il concetto stesso di potere: cammina silenzioso con le mani dietro la schiena. L'umarell proattivo sposta cose che non avevano alcun bisogno di essere spostate; ruota una sedia di 7,5 gradi per dare un'impressione di ordine. Porta una soda alla volta ma con la determinazione di un cavaliere che reca il Santo Graal. Dopo dieci minuti, Böb decide di contribuire al bene comune e afferra una padella di carboni. Serve un pezzo di brace ogni otto minuti.
Controcolpo di Stato. Il guastafeste è arrivato. Le banconote cambiano mano, i ministri si fanno scuri in volto, mentre l'Uomo del Grano reinstaura la sua tirannia. Un corvo gracchia in lontananza: dev'essere la madre di Gaspare.







